Immobile

Una volta, quand’ero bambina scrivevo diari, pile di diari segreti su cui appuntavo frettolosa le mie giornate semplici, ma ricchissime.
Poi ho cominciato a scrivere storie, racconti su racconti che mi sognavo di notte e di giorno.
Al liceo sono entrata nella redazione del Giornalino, dove ho conosciuto Andrea, che allora era il Direttore, e mi sono data ad articoli in cui per lo più raccontavo mie esperienze personali e cercavo di filosofeggiare…
Ora basta. Sono vuota. Mi sono tristemente resa conto che non scrivo più come una volta. Sono cresciuta dai tempi dei diari segreti e sono cambiata. L’entusiasmo infantile e la foga adolescenziale sono svaniti, si sono spenti. Adesso a 21 anni mi sembra di non avere più nulla da scrivere. Nel fiore degli anni mi sento vecchia. Avrei mille cose da dire, ma scelgo un silenzio forzato, un urlo sordo, che asserve la mia anima al Tormento e la tiene prigioniera in un labirinto senza uscita.

Quando è finito il liceo si sono spalancate le porte dell’università; la mia vita ha subito grandi cambiamenti e penso di non essere stata preparata a tutto questo. Pensavo di essere pronta, sognavo una carriera universitaria coinvolgente e piena di soddisfazione. Invece mi sentivo abbandonata e persa in un mondo di giganti, e io così piccola. 

Poi è arrivato un momento in cui mi sono resa conto che c’era bisogno che riprendessi in mano la situazione, che mettessi ordine nella mia vita, rivedessi le mie priorità e ritrovassi la sicurezza e la forza per affrontare la nuova realtà che mi circondava, così lontana dal sicuro mondo liceale.
Ho cominciato da me stessa e da ciò che più mi dà soddisfazioni, scrivere.
Ho preso un nuovo diario e ho voluto tornare a quando ero bambina.

Mi sono rifugiata in un parco, stringendo il mio tesoro tra le mani e mi sono abbandonata alle sensazioni genuine e sincere che so di avere sepolto da qualche parte crescendo.

E’ tardo pomeriggio quando mi lascio cadere sulla panchina più lontana. Soffia un venticello morbido di fine estate che mi accarezza il viso, mentre l’erba intorno a me danza insieme a minuscole foglioline di alberi forti e verdi.
Ogni tanto il rumore di qualche automobile interrompe la calma, ma sprofondo subito dopo cullata dalle onde di quella tiepida brezza, mentre l’infinito azzurro del cielo mi sovrasta sereno e limpido, indifferente alla mia tempesta.
Spensierate urla di bambini accompagnano la mia seduta solitaria. Anch’io una volta profumavo di innocenza…
Ho la mente vuota. I pensieri volano via insieme al vento, lontano, dove non fanno più male.
E ancora una volta quel foglio davanti a me resta immacolato e non dà sfogo alla mia anima. Gioco lentamente con la penna e scavo dentro me stessa, cerco le emozioni, poi le parole.

Sono sola, immobile, mentre tutto intorno a me affonda in un vortice a cui non appartengo. Sono ferma da ore, non riesco a muovermi. Un’ àncora mi salda, vorrebbe tenermi al sicuro, invece mi incatena. 

All’improvviso mi torna in mente quando ero una piccola ingenua che voleva cambiare il mondo, sì, anch’io ero una di quelle… Scrivevo diari come Anna Frank, nella mezza convinzione che anche i miei sarebbero stati ritrovati quando io non c’ero già più, che sarebbero stati pubblicati e amati…

Sgorgano emozioni, si accendono i ricordi, e all’improvviso quel flusso inarrestabile che attendeva con ansia di essere liberato, stravolge il labirinto in cui l’avevo imprigionato.
Guardo l’inchiostro sporcare i fogli di pensieri e mi sento sempre più leggera, la mano scivola da sola e disegna in fretta la mia prigione, slega l’ àncora e mi spinge a riva.

Al sicuro.

 

-Fatìma

Comunicazione di servizio #1

Sono lieto di annunciarvi che dal prossimo post questo blog avrà una doppia anima: sarò accompagnato nella mia passione per lo scrivere dalla mia grandissima amica Fatìma, che ringrazio per la motivazione che più volte mi ha dato per mantenerla viva. Ricambio il suo sostegno lasciandole carta bianca e tutto lo spazio per esprimere i suoi mille bellissimi pensieri.

 

🙂

Un’altra Italia

Inizierei col dire che finalmente qualcosa per cui ho votato ha vinto per davvero. E che era circa dalle elezioni dei rappresentanti di classe al Liceo che non accadeva. In quel caso votavo per me stesso. Per il resto quella che vorrei provare a fare è una riflessione seria e il più obiettiva possibile.

Ho evitato quasi del tutto di commentare sui social network la maratona elettorale appena conclusasi, ma non è mia abitudine tacere sull’argomento. L’ho fatto per due motivi principali. Il primo è il tentativo, nell’ultimo periodo, di essere un po’ meno dispersivo sui social, ossia di pubblicare meno cose e più significative, indice anche di una mancanza di tempo o per lo più della volontà di occuparlo diversamente. Il secondo è che in realtà avevo già tutto pronto in testa per scrivere qualcosa di più corposo: ho tenuto dentro di me ogni valutazione, forse anche per scaramanzia, e ora posso finalmente metterla nero su bianco.

Ho votato PD, senza troppi dubbi, come faccio da (quasi) sempre. Ma è la prima volta, lo giuro, che lo faccio, appunto, senza troppi dubbi, senza dovermi turare il naso.

Non ho votato M5S perché al momento sarebbero stati pericolosi. Lo stesso Grillo ammetteva in qualche modo che se avesse vinto le scorse politiche si sarebbe messo le mani nei capelli: non avrebbe avuto a disposizione persone competenti e capaci di governare, per di più con un peso sulle spalle così grosso. Oltre a questo pericolo di impreparazione c’è il più ovvio pericolo “sociale” che il movimento rappresenta. Buona parte dei parlamentari grillini è in buona fede, ha voglia di fare e si è avvicinato alla politica per passione, del resto sono stato uno dei pochi, a sentire le persone che conosco, ad essere stato parzialmente contento del loro ingresso in Parlamento alle scorse elezioni e a sostenere e apprezzare (a tutt’oggi) una parte degli intenti, del programma (se così si può chiamare) e della grinta dei 5 stelle. Peccato che, per prima cosa, i parlamentari di Grillo non si siano mossi quando avrebbero potuto. Perchè non votare Prodi e ostinarsi a presentare un proprio candidato? Perchè non accettare di dare la fiducia al governo Bersani prima e a quello Renzi poi, almeno per visionare le proposte presentate da entrambi? Perchè scendere agli insulti ad personam durante le discussioni parlamentari (ok, non sono gli unici, ma ciò non li giustifica) anzichè instaurare un dialogo pacifico e costruttivo con le altre forze dell’emiciclo? Il tentativo di restare duri e puri non ha dato il risultato sperato e, anzi, ha fatto apparire (ingiustamente) il movimento 5 stelle come un insieme di inutili buffoni, con la fissa per le scie chimiche, i microchip sottocutanei, le sirene e il CAPS LOCK. Io so, per certo, che dal movimento può nascere qualcosa di molto, molto buono. in tempi non sospetti ho seguito Travaglio e Grillo nei loro video e molti di essi erano parecchio interessanti, ma nulla di tutto ciò si è trasformato in una proposta concreta, in un cambiamento vero. Finora si è solo cavalcata l’onda della rabbia e, come per la Lega, dell’ignoranza (davvero tanta, tra gli elettori 5 stelle), con un leader incapace di rispondere sui punti veri del programma, sul perché delle proposte, ma soprattutto sul come realizzarle. Il fantomatico referendum sull’uscita dall’euro sarebbe incostituzionale, per dirne una, ma Grillo ha esplicitamente detto che non gliene frega nulla. Nemmeno a noi, a questo punto. M5S va responsabilizzato ed è una priorità per il bene di tutti, a partire da Grillo stesso, eliminare l’aura di settarismo del duumvirato Grillo-Casaleggio (quanto sono inquietanti il ruolo e la figura di Casaleggio?) nonchè l’alone di pseudoscienza e pseudoreligione che circonda tutto il movimento. Più che i parlamentari, vorrei sottolineare, sono pericolosi gli elettori grillini, che sono in gran parte gli indignados partoriti dalla crisi economica. Il sonno della ragione genera mostri (SVEGLIAAAAA!!11!).

Non ho votato Berlusconi per ovvi motivi, benché io creda che tutti, almeno una volta nella vita, siamo stati un po’ berlusconiani…ma poi basta. Berlusconi rappresenta l’Italia di cui mi vergogno, insieme a tutti i suoi elettori. L’Italia delle feste e dei festini, della superficialità, delle raccomandazioni, della sboccataggine, del sessintutto, della Milanobene, Romabene, Benebene, del “tanto mio padre ha l’azienda”, di Uomini e Donne, di Studio Aperto, di Barbara D’Urso, dei bambini che cantano in prima serata, dell’orsetto Knut, del ghetto dei rapper italiani, dei poveri comunisti, del Grande Fratello. Spero che per voi tutti questi siano “ovvi motivi”. ma vi rispetto in ogni caso.

Non ho votato Lega perché è un partito xenofobo e ignorante, che sfrutta a sua volta l’ignoranza popolare dei cosiddetti Padani per prendere consensi. Il peggio del peggio, davvero. Mi vergogno davvero tanto di loro, però forse hanno una certa dignità e integrità, rispetto ai senza midollo di Forza Italia. O forse no.

Non ho votato NCD perchè sono quelli furbi ma senza futuro. Abbandonare la nave prima del naufragio è stata un’abile mossa e condivisibile, ma senza un capitano, benché fosse uno Schettino, non sanno da che parte si trovi la terraferma. Non hanno un’idea che sia una, se non qualche paletto inamovibile basato su strane concezioni pseudoreligiose. Bene che abbiano tolto da Berlusconi un po’ (tanta e ulteriore) terra sotto i piedi. Peccato che questa mossa abbia sostanzialmente contribuito alla disgregazione totale del Centrodestra italiano. Condivido infatti entrambe le affermazioni che vengono fatte a proposito: “il Centrodestra è morto” e “il Centrodestra è ancora Berlusconi”. Per me coincidono. Ribadisco che non è un bene.

Non ho votato l’Altra Europa, per quanto sostenga in parte la politica di SEL, perché, a mio avviso è il solito madornale errore della Sinistra italiana, del tentare di creare un mini gruppo “ancora più a sinistra perchè ora la Sinistra non è abbastanza Sinistra”, senza capire che magari, ogni tanto, l’Unione (ops) fa la forza. Niente contro Tsipras che ritengo un buon candidato, ma votare un greco solo perchè simbolo di una Grecia che più di tutte ha sofferto le politiche lacrime e sangue della Troika…bla bla…no. In ogni caso contento che nel suo Paese abbia vinto: in questo caso, nazionale, SÍ, la Grecia ne aveva bisogno.

Non ho votato Fratelli d’Italia perchè è troppo facile creare un programma DOPO aver fatto dei referendum del tipo “cosa vuoi che mettiamo nel programma?”. Anche qui, assenza di idee sensate. Quelle poche sono finte, nel senso che gliele hanno suggerite, e sono pure moralmente discutibili. Pure con l’aiuto da casa non vi ha votato nessuno. Chapeau. Peccato, perchè la Meloni ha grinta da vendere e Crosetto è un sottile (non fisicamente parlando) analista della situazione politica ed è sempre sul pezzo. Per fortuna, invece, perchè La Russa e altri fascistoidi è meglio che se ne stiano a casa loro.

Non ho votato gli altri partiti, perchè non esistono.

Nonostante tutto, per una volta non credo di aver votato “il meno peggio”, ma che Renzi sia in ogni caso il politico più capace che abbiamo a disposizione a Sinistra, ma anche in Italia, in generale. Se tutto questo fa di me un renziano, chiamatemi pure così, mi importa poco.

Non ero sicuro che Renzi ce l’avrebbe fatta. Avevo paura che il modo in cui si è impossessato della poltrona di Presidente del Consiglio, alcune sue nomine pericolosamente discutibili e altri più o meno gravi errori fin qui compiuti nel suo seppur breve percorso lo avrebbero potuto penalizzare, e non poco, nel devastato ed esausto panorama socio-culturale italiano. Forse sì, sono un cosiddetto “renziano della prima ora”, o per lo meno della seconda, ma con le dovute cautele. Fin dalle prime comparse sulla scena politica ho subito apprezzato la spinta dell’attuale Premier e la sua chiara impronta riformatrice e rottamatrice. D’altra parte non ho mai sopportato i salotti borghesi, siano essi di Sinistra o di Destra, con le citazioni a sproposito del “caro leader” del tempo che fu, il ricordo idealizzato di un passato forse nemmeno chiaro. “Quando c’era Berlinguerquando c’era Togliatti…” hanno per me la stessa validità pratica (e sottolineo pratica) del nostalgico “quando c’era Mussolini…” per il semplice fatto che sono affermazioni che si limitano a descrivere un ideale che, nei fatti, la maggior parte delle volte non viene inseguito, per il quale non ci si batte davvero. Se davvero la Sinistra italiana avesse avuto come modello il passato non avrebbe trascorso gli ultimi vent’anni della sua storia barricata dietro alla figura, comoda, di Berlusconi e i suoi, con gli innumerevoli leader delle correnti e correntine intenti a gareggiare su chi incarnasse meglio lo spirito della VERA Sinistra, con risultati imbarazzanti. Tuttora sopravvive nel PD più di un’anima ed è un bene che le cose stiano in questo modo: un partito del genere è sicuramente più difficile da gestire rispetto a Forza Italia, per esempio, che è nella sostanza per lo più un’azienda con il suo rigido organigramma, ma certamente questo lo rende un vero partito e qualcosa che più si avvicina all’idea che io ho di democrazia. Non in nome della democrazia a tutti i costi si può però ridurre un partito a un colabrodo, perchè ogni decisione venga discussa e ridiscussa finchè le intenzioni non si infrangano tutte contro gli scogli, dato che, lo abbiamo visto, il PD così facendo non si è mai trovato unito d’accordo prima di Renzi e non ha mai mosso un dito. Non nella direzione giusta, almeno.

Qual è il significato di questo 40% abbondante? Significa che esiste davvero un’altra Italia, un’Italia diversa, della quale pure io avevo dubitato fino all’ultimo, o che forse stiamo entrando di nuovo in un altro ventennio, che il popolino ha trovato il suo nuovo Mussolini, il suo nuovo De Mita, il suo nuovo Berlusconi? Entrambe le cose. Per quanto Renzi mi sembri diverso dai soggetti citati, mi potrei anche aspettare che, qualora durasse a lungo, degeneri verso le altre figure(acce) delle scorse Repubbliche.

Grillo ha perso per colpa sua e per merito dell’ebetino, che ha sottratto voti ovunque e ha saputo interpretare, al contrario di Bersani, il grido delle piazze più di lui. Ha perso perché non ha permesso ai suoi parlamentari di agire, ha alimentato la rabbia e ne ha rigurgitata a fiumi per sparare sentenze a destra e a manca. Grillo scherza 9 volte su 10 (se vogliamo credere a Travaglio), ma non ha ancora capito che il contesto in cui si pone non gli permette di farlo, non così. O forse l’ha capito ma, almeno fino a ieri, ha pensato che fosse controproducente agire diversamente. “Li giudicheremo con dei processi sulla Rete”, diceva Grillo fino a poche ore fa. Oggi è Grillo stesso ad essere processato, dai suoi, però, non da Renzi che, furbescamente, ha lasciato che il karma facesse il suo corso, nonostante i tentativi della Iena Lucci di fargli rispedire al mittente tutti gli insulti.

Nel teatro europeo siamo l’unico Paese, insieme alla Germania, che ha avuto ottimi risultati per il partito in carica nel parlamento nazionale e ha arginato i partiti antieuropei. Non chiamerei questi ultimi populismi, perché, volendo, anche Renzi ha giocato la carta del populismo in queste elezioni (non mi riferisco agli 80 euro). Dipende dal senso che diamo alla parola “populismo”. Altrove il risultato è stato ribaltato (Francia e Inghilterra sono i risultati più eclatanti) e/o hanno visto un buon posizionamento dei partiti non solo antieuropei, ma anche xenofobi e neonazisti (Ungheria, Grecia…). A luglio inizia il semestre italiano di presidenza della Commissione Europea e ci troviamo in questa condizione di incredibile forza e credibilità, sia interna che estera. Forse è tutto apparente, visto che un NCD così debole e una Scelta Civica data per dispersa fanno scricchiolare l’impalcatura del Governo ed è del tutto improbabile un rimpasto.

In ogni caso è bene approfittare delle luci di scena che stanno per illuminarci e del fatto che non potevano farlo in un momento migliore. Chissà che il fantino Renzi, che parte dal grave handicap di guidare un cavallo non suo, né come maggioranza parlamentare, né come squadra di governo, non riesca davvero a piazzarsi davvero bene in Europa e far sì che l’Italia non conti, come sempre, come il due di coppe sulla scena internazionale. Lo spero per il bene del Paese.

Nel frattempo Grillo si sfoga dicendo che la sconfitta è reale, ma la colpa è degli italiani, popolo di pensionati incapaci di desiderare il cambiamento. Ho fatto anche io in passato, e più volte, il grave errore di incolpare elettori con idee diverse dalle mie di aver portato Berlusconi al potere. La verità, tuttavia, è che si perde sempre e solo per colpe proprie e mai altrui, che è scorretto affermare il contrario e ogni popolo ha il vincitore che si merita. E l’Italia che conosco non si meritava di finire con Beppe Grillo.

Winner Taco, Loser Taco

È notizia dell’altro ieri che Algida, dopo avere per anni subito le pressioni, gli sfottò e le lamentele della rete, ha deciso di riprendere la commercializzazione del tanto amato Winner Taco, gelato che chiunque non sia troppo giovane ricorderà con piacere, se non altro come simbolo degli anni 90.

Io amavo il Winner Taco (d’ora in poi WT), questo sia chiaro fin da subito, e non rinnegherò mai il mio amore per lui.

Nonostante questo mi chiedo: rilanciare WT è un’operazione sicura e redditizia dal punto di vista di Algida? Apparentemente sì, del resto migliaia di utenti popolano la pagina Facebook Ridateci il Winner Taco e se hanno fatto «tanto rumore da risvegliare un orso dal suo letargo», allora il guadagno è assicurato.

Le operazioni nostalgia, tuttavia, non vanno sempre a buon fine. Puntare su un prodotto per il grado di affezione che suscita nel pubblico è spesso rischioso, soprattutto nell’era dei social network che inevitabilmente fungono da cassa di risonanza per l’amore/odio verso un prodotto, un brand, un artista, non sempre con un riscontro reale della cosa. “Migliaia di persone” sono sufficienti per guadagnarci? 10.000 persone (questo è, circa, il numero degli iscritti alla pagina di cui sopra), delle quali, tra l’altro, non sappiamo quanti davvero siano dediti alla causa o quanti, per esempio, si siano addirittura iscritti dopo la notizia (e noto che sono in rapido e costante aumento), sono un buon campione rappresentativo della popolazione? La stessa pagina Facebook ha giocato, a sua volta, sul fattore emotivo, più che sulla reale necessità del ritorno di WT.

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Per Algida è probabilmente comunque più sicuro puntare su un vecchio prodotto che, in un modo o nell’altro, ha già un certo appeal sul pubblico, piuttosto che su un prodotto creato ex novo, o un ennesimo restyling estivo limited edition di Magnum e Cornetto (dal quale il solo Magnum Gola uscì vittorioso, per poi sparire velocemente anch’esso come il WT).

Tra l’altro in rete già si scaldano gli animi di altri nostalgici, più anziani, provenienti dai lontanissimi anni 80, che reclamano a gran voce che il vero, purissimo, originale Winner sia reintrodotto sul mercato, perché, a detta degli interessati, ha sicuramente più meriti del WT (ma solo 300 fan su Facebook). Qualcuno usa toni pesanti «Fanculo il winner taco, io rivoglio questo», mentre qualcun altro, più pacato e diligente, si è accorto di come le recenti trasposizioni a gelato di Mars e Snickers siano in tutto e per tutto il vecchio Winner.

Tornando a WT, siamo sicuri che, nonostante tutto, il fenomeno non sia, ancora una volta, passeggero? Tutto sommato se WT è sparito una volta, non è chiaro perché non dovrebbe farlo di nuovo, soprattutto perché le cause di un ritiro ritiro dal mercato sono sempre da ricercare nelle vendite insufficienti, anche se Algida sembra adduca tra le motivazioni la mancanza dello stecco (e tutti i biscotti gelato, allora?).

Detto ciò, il mio sentore (e timore) è che WT sia destinato a non durare, benché io mi auguri il contrario. Nel frattempo godiamoci il suo ritorno, preparandoci alla prossima acerrima crociata del Web.

Spunti di Riflessione #1

Link: cosa è successo

I moderati, su internet, non esistono.

In fondo, non c’è alcun motivo per moderare i termini sul web. Si sta chiedendo a soggetti, mossi da pulsioni, istinti, tumulti emotivi, passioni, ideali, di non fare di tutto per far valere la propria idea, in un luogo non sottoposto a censure, dove due monitor e migliaia di kilometri di cavi separano i contendenti. L’insulto non è punito. La violenza verbale non è punita. La maleducazione non è punita. La mancanza di rispetto non è punita. Se è vero che, in assenza di regolamentazioni, l’uomo permane nel suo stato di natura, allora è davvero un’impresa ardua moderarsi nei rapporti con l’altro, sul web.

I moderati, su internet, non esistono.

Se i moderati su internet esistono, allora, se esistono persone che rispettano la cosiddetta Netiquette, di certo sono persone di gran lunga più intelligenti di quelle che moderate, sul web, non lo sono.

 

Dico la mia #1: Grand Theft Auto

Se credete che Grand Theft Auto sia solo un videogioco violento vi sbagliate. Grand Theft Auto è un videogioco violento. E profondo.

La pioggia di critiche che circonda ogni capitolo della serie è impressionante tanto quanto il numero di copie che il titolo macina ogni volta. 125 milioni di copie vendute nel mondo in 15 anni, introiti superiori ai grandi kolossal hollywoodiani, recensioni entusiaste per ogni singolo capitolo. Rockstar, la software house che si occupa di questo e di molti altri capolavori videoludici, non sbaglia mai un colpo. Tutti i giochi Rockstar sono caratterizzati dall’essere decisamente maturi, sia nella trama che nei contenuti prettamente giocabili, dall’affrontare temi molto crudi, spinti e spesso fortemente unpolitically correct. Questo è ciò che porta immancabilmente una parte dell’opinione pubblica e dei media a sparare a zero su questo o quell’altro titolo.

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Perchè, tuttavia, il mondo del cinema si trova a suo agio con gli stessi temi e naviga tranquillo, traghettando indisturbato le pellicole dal set alle sale, senza subire persecuzioni? Il motivo è a mio avviso molto semplice: il videogioco ancora non ha subito quel processo di assimilazione che cinema, letteratura e musica hanno attraversato nei decenni, con più o meno convizione e successo. Il videogioco non è ancora considerato una forma d’arte e di intrattenimento al pari dei film, nè tanto meno dei libri, bensì è relegato al ruolo di futile passatempo per bambini e probabilmente servirà dell’altro tempo perchè il mondo si convinca che ormai una buona fetta dei giochi in circolazione raggiunge un livello artistico altissimo.

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Ma tornando nello specifico: perchè GTA è un gioco dal successo planetario? Il fatto che si possa fare “quello che si vuole” nel gioco non è sufficiente a spiegare l’importanza che ha raggiunto il fenomeno GTA negli anni. È ridicolo pensare che tutto il successo del titolo risieda nel poter andare a puttane per poi picchiarle e riprendersi i soldi (con gli interessi), oppure nel poter scatenare l’inferno tra le strade con la SWAT alle calcagna, per fare due esempi classici. Non può essere la libertà d’azione l’unico motivo per il quale GTA è con tutta probabilità il gioco più amato della storia, anzitutto perchè nel tempo sono nate tante serie dal concept simile, talvolta con elementi aggiuntivi, come per esempio la serie di Saints Row, ormai giunta al quarto capitolo. Proprio Saints Row esaspera la componente meno raffinata, più “caciarona” e fancazzista di Grand Theft Auto, portando all’ennesima potenza il concetto di libertà d’azione, di sandbox videoludico.

Difatti GTA non è solo questo, ma vanta una cura maniacale in tutti i suoi altri ingredienti, partendo dalla trama, per passare alla caratterizzazione delle città, alla satira pungente, al doppiaggio, per finire con la psicologia dei personaggi.

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Esiste certamente una parte dei giocatori che compra GTA semplicemente per la sua vena più superficiale, senza gettare l’occhio al di là delle texture. È una fetta d’utenza che, tendenzialmente, si comporta allo stesso modo per ogni titolo acquistato: predilige il divertimento duro e puro, senza premurarsi che il titolo abbia o meno degli spunti più alti, oltre la semplice grafica. Ma chi tra gli appassionati sa vedere il videogioco non solo come fine a se stesso non può non apprezzare la cura di Rockstar per i dettagli, la maniacale attenzione riposta in ogni più piccola sfaccettatura di contorno. Sia chiaro: Rockstar può dirsi maestra anche nel mero sviluppo di codice. I suoi titoli vantano sempre un comparto tecnico più che al passo coi tempi, spesso avanti, che riesce a stupire in ogni sua incarnazione. Tutto questo perde però d’importanza di fronte alla complessità di ciò che sopra l’apparato tecnico viene innalzato.

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La ricostruzione delle città americane (e non solo) che fanno da scenario ai vari episodi è frutto di lunghi soggiorni, studi e planimetrie, ma anche di una profonda conoscenza del territorio, fatta sul campo. Basti ricordare che gli sviluppatori sono per la maggior parte scozzesi e non di New York, Los Angeles, Miami (Liberty City, Los Santos e Vice City, nel gioco) giusto per fare qualche esempio di ambientazione, eppure forse GTA è il videogioco che più riesce a trasmettere l’atmosfera e il peso del sogno americano e di tutto quello che si porta dietro.

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La trama degli episodi è curata primariamente dal laureato Oxfordiano Dan Houser, fratello di Sam, l’ideatore della saga. I temi da lui affrontati sono crudi e realistici, solo a un occhio meno attento (e con qualche pregiudizio) pretesti per uno “spara spara”. Nel quinto capitolo della saga, per esempio, l’intero mondo di gioco sarà ambientato nel presente, in piena crisi economica e saranno tanti i particolari a ricordarlo: i numerosi senzatetto per le strade, le molte proprietà in vendita, la necessità dei protagonisti di tornare a doversi procurare soldi in modo losco…Il tutto contrapposto all’apparente spensieratezza della tipica vita da spiaggia losangelina, sul lungomare di Venice Beach (Vespuccci Beach, nel gioco).

I dialoghi sembrano uscire dai migliori film, anche nella loro grettezza, tanto che in GTA V molti personaggi sono stati doppiati da veri gangster, alcuni dei quali da poco usciti di prigione.

Se tutto questo non bastasse, Rockstar non ha rivali nell’inserire nei suoi titoli migliaia di sottili e geniali riferimenti satirici e parodistici al mondo reale, sia per quanto riguarda alcuni personaggi, sia per i marchi presenti nel gioco o per alcuni luoghi. Per fare un esempio, la Statua della Libertà presente in GTA IV, chiamata Statua della Felicità, ha nella mano destra, anzichè la fiaccola, il tipico bicchiere in stile Starbucks e nella sinistra, anzichè la dichiarazione di Indipendenza, l’incisione di questa filastrocca

Send us your brightest, your smartest, your most intelligent,
Yearning to breathe free and submit to our authority,
Watch us trick them into wiping rich people’s asses,
While we convince them it’s a land of opportunity.

JULY IV
MDCCLXXVI

(Mandateci le persone più brillanti, più dotate e più intelligenti,
quelle che desiderano sentirsi libere e vogliono sottomettersi alla nostra autorità,
guardateci come le sfruttiamo per pulire il culo dei più ricchi,
mentre cercheremo di convincerle che è una terra di opportunità.

4 luglio 1776

[fonte:  Tom’s Hardware]

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Ma la cosa meno evidente e in assoluto più geniale è il fatto che la statua ha perso il suo tono serioso, assumendo un volto ridicolo, ma del tutto familiare…quello di Hillary Clinton! L’ex segretario di stato aveva infatti intrapreso una mezza crociata contro GTA e Rockstar, accusando il titolo di violenza gratuita e volendone vietare in qualche forma la vendita. Una vendetta esemplare da parte di Rockstar (mi scusi la pur stimabile e stimata ex first lady).

Grand Theft Auto è un universo che ogni volta supera se stesso e innalza di qualche metro l’asticella. Il resto del mondo videoludico non può che stare a guardare e prendere appunti, sempre in rincorsa.

E ora aspettiamo domani, day one per GTA V, dine di un’attesa che dura idealmente fin dall’uscita dello scorso capitolo, 5 anni fa, nella pratica fin dall’annuncio ufficiale (scontato) del quinto episodio, il 2 novembre 2011.

Si conclude una delle attese più sentite di sempre nel mondo dei videogiocatori, l’attesa di un nuovo capolavoro targato Rockstar, in barba alle critiche e le denunce collezionate negli anni e già le prime recensioni internazionali non fanno che confermare che saranno, ancora una volta, soldi ben spesi.

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Oggi come allora

Non sono sicuro che ci fossi rimasto male per il fatto che mi avevano interrotto i cartoni, ma ogni canale trasmetteva le stesse, confuse e al contempo chiarissime, immagini. Era successo davvero qualcosa di molto, troppo grosso.
Ero sul letto, a casa di mia zia. In quel periodo mia cugina era molto piccola e mia nonna si occupava di entrambi, pertanto ero ospite fisso a casa sua. Soltanto che io e mia cugina talvolta litigavamo sui cartoni animati da guardare, da qui l’abitudine di stare solo, in camera dei suoi, sul grande lettone.
Confuso da ciò che stava accadendo in TV, raggiunsi i grandi, in sala. Stesso scenario e stesso senso di vuoto. Qualcosa si era rotto sul viso di tutti.
Non ricordo perché, ma ci trasferimmo tutti da mia nonna verso sera, dall’altra parte del paese. Ci si trovava spesso lì per giocare tutti insieme tra cugini, ma stavolta era diverso. Probabilmente durante il tragitto avevo sperato che tutto fosse già tornato alla normalità e che, una volta giunto dalla nonna, potessi riprendere a guardare la TV tranquillamente, magari dimenticando tutto.
Chiaramente la realtà fu differente. Anche là mi trovai di fronte al medesimo spettacolo incomprensibile. Le notizie si accavallavano confusamente. Mia nonna diceva che era successo qualcosa anche al Campidoglio, a Roma, ma per fortuna si sbagliava. Tutti erano incollati allo schermo e io avevo paura.
Avevo paura della guerra. Che venissero a bombardare pure noi, che non avevamo fatto nulla. Ma non solo noi italiani, in generale, ma noi: io, mia nonna, gli zii, i cugini. “Cosa c’entriamo adesso noi? Perché adesso ci attaccano? Cosa abbiamo fatto di male?” mi chiedevo. Erano le domande di un bambino di 10 anni e mezzo “compiuti” il giorno prima, e che il giorno dopo avrebbe cominciato la quinta elementare, ma probabilmente erano dubbi che si erano posti e si pongono tanti altri nel mondo.
Mi veniva da piangere e lo feci di lì a poco, ma per conto mio, nascosto in bagno. Mia nonna ripeteva che ormai eravamo in guerra. Cosa sarebbe successo ora?
Pregavo. All’epoca avevo una Fede abbastanza convinta. Sempre chiuso in bagno impaurito. Chiedevo di far finire tutto quello che vedevo in TV, di far andare tutto bene, di proteggere me e le persone che avevo a cuore.
Venne poi a prendermi mio padre, tornato dal lavoro, e fui felice di vederlo e poter tornare a casa. Sull’ascensore incontrai il mio vicino di casa che commentò con mio padre “Hanno fatto un bel casino, eh?” Un bel casino.

Cosa accadde esattamente nei giorni successivi l’ho dimenticato, a parte il chiaro ricordo di quel disegno che ci fecero fare a scuola, relativo all’accaduto, per farci “sfogare”, credo. Ricordo però bene che la paura di quel giorni mi rimase dentro per un tempo infinito e, forse, ancora oggi ne porto alcune cicatrici.
Per mesi fui preso dal panico ogniqualvolta sentivo passare un aereo sopra la mia testa. Ero certo che in un attimo sarebbe precipitato, che avrebbe distrutto i palazzi attorno a me, la mia vita, la mia felicità. Che d’un tratto non avrei trovato più un posto sicuro sulla faccia della Terra, che ero destinato a non essere mai più tranquillo e sereno.
Al liceo iniziai a prendere la metropolitana con regolarità, a Milano, e spesso non lo facevo tranquillamente. Talvolta sentivo l’impulso irrefrenabile di scendere alla prima fermata utile, dopo che un “tipo sospetto” era salito sulla mia stessa carrozza.

A 12 anni di distanza ci troviamo alle porte di un nuovo conflitto immotivato, che non porterebbe a nulla, se non a un altro «bel casino», chissà in quale anno, nel prossimo o remoto futuro. Quel giorno ha cambiato tutto e tutti, non si esagera mai parlandone in questi termini. Sono stati i terroristi a vincere, almeno su di me, che il terrore l’ho avuto per tanto tempo. Vinceranno ancora se dimentichiamo il fatto che quello che chiamiamo Occidente non è un paradiso terrestre immune a tutti i mali del mondo, ma, anzi, forse ne è il più grande produttore ed esportatore. Il terrore che per un giorno ha colpito i nostri “amici” è lo stesso che tutti i giorni attanaglia altre zone del pianeta, magari non esattamente “in our backyard”.

Non vuole esserci moralismo in ciò che ho scritto. Ho solo voluto raccontare la mia intima reazione a un evento storico così terribile, di come gli occhi di un bambino, forse un po’ troppo recettivo per la sua età, hanno filtrato e letto questa enorme tragedia e di come adesso quel bimbo cresciuto, sempre un po’ troppo sensibile, non voglia che altri bambini vedano le stesse immagini, in futuro.

Proteggiamo questi occhi per le belle ragazze che ci aspettano qua fuori, non per le vergini che ci attendono in Paradiso. Proteggiamo questi occhi per questa vita, non per quella che il buon Dio Padre, giudice, salvatore, che tutto può e nulla fa, ci riserva nell’Aldilà. Proteggiamo questi occhi e leggiamo la realtà senza pregiudizi, senza cadere vittima di qualche «spacciatore di lenti».