De gustibus: musica #1

La cosa più bella del mondo sono i gusti della gente. Sono incredibilmente vari: se qualcosa esiste, esiste qualcuno sulla faccia della Terra a cui piace. La cosa ancora più bella è che la gente si scanna per queste cose e non riesce a tollerare le divergenze, tanto che  un po’ tutti i conflitti, privati o meno, alla fine, nascono proprio per le diverse sensibilità che le persone hanno. Così nascono le mode, le tendenze, gli slogan, i movimenti, gli schieramenti. Esiste una bellezza platonica, oggettiva, che tutti riconoscono come tale? Se ne potrebbe parlare all’infinito e non è mia intenzione farlo, al momento. Piuttosto, rivedere i gusti del passato, propri, ma anche collettivi, con leggerezza, è sempre un grande spasso, per vedere anche cosa è sopravvissuto di tutto ciò che, ai tempi, era davvero cool. Un po’ per gioco, quindi, su Facebook ho iniziato a pubblicare giorno per giorno le mie canzoni preferite per ogni anno, dal mio anno di nascita in poi, riprendendo l’idea (sfruttata pessimamente) di un’applicazione lanciata, sempre su Facebook, da non ricordo quale marchio. Ma non posso smentire la mia natura da uomo di scienza, quindi sì, lo ammetto:  è anche un esperimento. Sono curioso di vedere se ci saranno eventuali commenti positivi o negativi rispetto alle canzoni che ho pubblicato e pubblicherò. Come ne scelgo una per anno? Wikipedia –> singoli del (anno in questione) –> scelgo la canzone che preferisco tra quelle elencate, o che credo abbia dato di più al mondo della musica, o ancora, che mi trattiene più ricordi. Unica regola ferrea: eviterò le canzoni italiane, quelle magari finiranno in una prossima “classifica”.
Ecco finora cosa ho pubblicato. Buon ascolto!

p.s.

Solitamente ho scelto i singoli: magari il brano già era sul mercato nell’album da cui poi sarebbe stato estratto (tipicamente dall’anno precedente), ma siccome si parla di mode, la maggior parte del pubblico diventa cosciente dell’esistenza di un brano solo dopo la pubblicazione come singolo, pertanto…

1991

 

1992

 

1993

404 – time not found #2: De Bello Bidello

Per il secondo, attesissimo (LOL) appuntamento con la rubrica dedicata ai miei vecchi articoli da licealgiornalista, vi propongo IL pezzo, l’articolo che è rimasto nella storia del liceo. La scintilla per scriverlo mi era giunta in seguito a un episodio piuttosto bizzarro: una mattina io e i miei compagni ci eravamo ritrovati il pavimento dell’aula ricoperto di cartacce e rifiuti, provenienti, credevamo, da quello che sarebbe dovuto essere il cestino, appunto, dei rifiuti. L’evento si scoprì essere una sorta di minaccia da parte dei bidelli, anzi, di una bidella in particolare, che venne infatti a rivendicare il gesto, scatenato, disse, dal fatto che nei sottobanchi veniva sempre lasciato pattume di vario genere. La soluzione migliore le era dunque sembrata quella di rovesciarne il contenuto, chiamiamolo così, sul pavimento, come monito per il futuro: ecco dunque svelata la natura di quei rifiuti. La cosa non mi piacque nemmeno un po’ e decisi, data anche la mia posizione di rappresentante di classe, oltre che di (capo)redattore del giornale scolastico (non ancora direttore), di impugnare la questione. Avevo sempre odiato le lamentele scorrette, la denuncia di nullafacenza da parte di nullafacenti, per di più conoscevo (e conosco) bene la questione delle pulizie perché ho una madre assolutamente maniaca del pulito in tutte le sue forme, che mi ha sempre fatto pagare cara ogni leggerezza nell’ordine casalingo, pertanto ero infuriato nel vedere gente che NON puliva, lamentarsi di dover eseguire compiti che NON le erano stati assegnati. Infatti la bidella aveva tirato fuori una lista di malefatte imputate a noi studenti (ci sono dei fazzoletti per terra!) e per ognuna di esse avevo, prontissima, sguizzante, una corrispondente deficienza del suo scarso operato. Incazzato nero inforcai la tastiera non appena mi fu possibile e mi misi a scrivere un’invettiva contro la bidella in questione, generalizzando all’intero personale scolastico assegnato alle pulizie, specificando però bene a quali tipologie di persone fossero rivolte le critiche. L’ispirazione non ricordo come mi venne, ma pensai subito a scrivere incipit e finale dell’articolo come una traslitterazione del De Bello Gallico (lo studiavo quell’anno, la terza), dando vita al De Bello Bidello, che trovate qui sotto. Buona (per alcuni ri-)lettura 😉

 

De Bello Bidello

Dal libro primo

Incipit

<<Nel suo complesso la Bidelleria è divisa in tre parti: una è abitata dalla signora Rosy, una dalla signora Maria e l’altra da quello che nella nostra lingua è detto “il Bidello giovane” (trad. da Minor Bidellus) , ma nella sua viene chiamato “Ale”. La Bidelleria è delimitata da un atrio, che spesso i Primini (trad. da Primi et Parvi Iuvenes), che vantano di aver combattuto numerose volte con i Bidelli, hanno definito invalicabile e pieno di insidie, e dall’altra parte da un muro spesso, atto alla difesa. Si tramanda che un giorno, avendo gli studenti di III B* lasciato l’aula indegna, i Bidelli abbiano rovesciato le cose dai sottobanchi (cfr. sub+bancum) e, dopo le accuse da parte dei vinti, abbiano risposto che i sottobanchi siano da lasciare puliti e che, avrebbero agito così tutte le volte che qualche rifiuto fosse stato lasciato.>>

[*vasta provincia Romana, confinante con la Bidelleria]

Perdonate la traduzione approssimata del passo, ma, ahimè, avevo lasciato IL sotto il banco e me l’hanno portato via i bidelli…

Succede anche questo laddove non c’è chiarezza riguardo ai compiti assegnati ai bidelli. Ops! personale ATA…no fa schifo, bidelli va benissimo. Ecco, forse solo i vocabolari sono tollerati nel sottobanco, il resto viene trafugato o gettato a terra senza pietà. Qual è il limite dei bidelli? Non lo so, cerchiamo però di ragionare su cosa sarebbero tenuti a fare. Innanzitutto è d’obbligo la pulizia del pavimento. Ogni giorno, infatti, è inevitabile che ci si cammini sopra, salvo avere strani poteri o marchingegni tali da ovviare al problema, pertanto va da sé che sia sempre da lavare. Non meno importante è la pulizia della lavagna. Chiunque venga nella mia classe e scriva qualunque cosa, con qualsiasi colore disponibile sulla tavolozza, in qualsiasi alfabeto dell’universo e con ogni possibile disegnino cazzutissimo come allegato, MA… il tutto dev’essere tolto entro le 8.30 del mattino seguente. Non perché io debba rimpiazzare un capolavoro di tal Rossi Mario di quinta Z con la mia effige dipinta in acquerello (sì è vero, anche per questo motivo), ma solamente perché la lavagna può essere utile nelle spiegazioni, in qualsiasi momento: perdere tempo a cancellare il tutto non è redditizio e per lo meno è fastidioso. Sempre che si possa cancellare! Non è raro infatti che come unico mezzo per pulire la lavagna rimanga la morbida cute dei primini da rapire e utilizzare a modo (scherzo, vi voglio bene XD). Quindi altra richiesta: vogliamo qualcosa di fisso nell’aula per pulire la lavagna, anche della carta igienica volendo. Uh! La carta igienica! E poi si stupiscono se sono andato in qualche bagno della scuola solo 4-5 volte in 3 anni! Con cosa mi asciugo barra pulisco? Suvvia, vogliamo solo dei bei rotoloni come quelli con cui giocano i simpatici labrador nella pubblicità. Torniamo all’aula. Può capitare di dimenticarsi una lattina, una cartaccia, un fazzoletto sotto il banco; può capitare di rovesciare qualcosa di liquido, ma non solo, in aula e non raccoglierlo e qui posso venirvi incontro dato che in effetti non sarebbe permesso cibarsi nelle classi, ciò non toglie che può accadere. Tutto ciò non può giustificare che voi veniate nella mia classe, per pulirla, vediate un rifiuto sotto UN banco (2-3 massimo) e quindi vi salti in mente di rovesciare il “contenuto” di tutti sul pavimento. Ma è quello che avete fatto, svariate volte. Le soluzioni quindi sono due, a mio avviso: o lasciate a discrezione di ognuno il proprio sottobanco, del resto il banco è mio almeno per un anno e sarò io a essere infastidito dai rifiuti e gettarli quando possibile, oppure evitate queste ritorsioni insensate e anche discussioni sconclusionate. Vi chiedo solo il minimo della pulizia, che consiste in quello che sopra è elencato. Mi avete anche promesso che avreste pulito almeno il cestino e la lavagna, ma con la scusa dei corsi di recupero pomeridiani ora la lavagna ogni mattina è sporca e inutilizzabile: grazie.

Mi pare giusto chiarire che ho generalizzato solo a scopi “letterari” per enfatizzare e focalizzare il problema. Ovviamente la maggior parte dei bidelli ha simpatia da vendere ed è assolutamente competente.

Viva i bidelli che svolgono bene il loro lavoro; viva i bidelli che cordialmente ti porgono quello di cui hai bisogno, se glielo chiedi; viva i bidelli che trattano gli studenti con simpatia e comprensione, ricevendo in cambio la stessa moneta; viva i bidelli disponibili sempre; viva i bidelli come persone civili. Tutti gli altri soccombano sotto l’Impero.

Dal libro settimo

Excipit

<<Quando in III B si ebbe notizia dell’accaduto da una lettera della Preside*, ovvero che, risolti i problemi, i Bidelli da quel momento sarebbero stati considerati come amici e alleati,le vennero tributati venti giorni di feste solenni di ringraziamento.>>

[* da notare, in latino, l’insolita costruzione col pronome neutro “Illud” per indicare tale personaggio. Probabilmente ciò denota la scarsa considerazione che Cesare nutriva verso di esso. Noi, ovviamente, ce ne discostiamo]

XD

Andrea Gebbia

III B

 

Questa è la versione ufficiale dell’articolo, che purtroppo non arrivò mai sui giornali…poiché fu malamente modificata dall’allora direttore. Le modifiche erano apparentemente inezie: i trattini tra i numeri furono eliminati, poiché si pensò che fossero dei refusi dovuti all’impaginazione (era un casino impaginare, ve lo posso assicurare). Peccato che così un paio di frasi acquistino un significato per lo meno bizzarro, per non dire…creepy. L’unica altra modifica, del quale però ero stato avvisato, fu la censura dei nomi dei bidelli, che invece qui appaiono. Non servì a molto: la bidella mi venne a cercare e a cazziare e rischiai, mi raccontò qualche professore in seguito, una vera denuncia. L’articolo suscitò qualche malumore, coperto però subito dal fatto che tantissimi erano d’accordo con me sia tra gli studenti che tra gli insegnanti. Perché parlo di un articolo storico? Beh, prima di tutto è tra quelli che ricordo maggiormente per l’enfasi con cui lo scrissi, seconda cosa perché pare che il mio vecchio prof. di Lettere del biennio, ogni anno, lo riporti in auge facendolo leggere ai suoi studenti. Magari per vedere quanti orrori morfosintattici ho commesso? Può anche darsi, ma data la stima che ho per quel Professore non posso che essere onorato della cosa. E poi, come si suol dire, basta che se ne parli…