Vacanze

Nel senso di “vacanti”, perché ne vedrò ben poche quest’estate, dato che l’università assorbe sempre fino all’ultima goccia di tempo ed energia. Poco male, ho cominciato a riempire il tempo libero che mi si è creato rovistando oggi negli armadi di camera mia. L’estate inizia per me soltanto quando faccio ordine lì dentro, il che coincide con sistemarmi un po’ le idee. Tenevo ancora la maggior parte degli appunti presi al liceo, sicuramente quelli del trienno e un buon numero non li ho voluti gettare. Tra le carte più o meno ufficiali, vecchi temi fotocopiati (che tracce di merda che però!) e esercizi di Fisica ormai per me elementari, spesso un nome mi riportava alla memoria una catena di eventi e situazioni che pensavo perdute. Ridicolmente artistiche le fotocopie di Letteratura Inglese: non riuscivo proprio a seguire quelle dannate lezioni! Ho trovato capolavori d’arte in quei fogli che nemmeno il Caravaggio avrebbe saputo fare di meglio. Durante una lezione di Letteratura Inglese, s’intende. Tra le sudate carte una poesia, scritta in stazione, mentre aspettavo il treno in ritardo (o forse era solo uno degli scioperi del venerdì?) dalla tematica piuttosto particolare: il raffreddore. Ero intasatissimo in quei giorni. Tra l’altro scritta dietro ad appunti che avevo poi passato a un amico (Tommy quando cazzo torni dall’Australia?) che mi aveva giustamente deriso per il patetico componimento buttato giù in un momento di coma allergico. “Discorso sul metodo”, “Il comune nasce sovversivo”, “La peste di Atene”, “Le infinitive”, “Ho sceso dandoti il braccio” Poi, nascosto, un disegno caricaturale della Rodella, la mia Prof. di Storia e Filosofia. Dal biennio gli appunti di Latino: quelli non si possono buttare. C’è il Prof. Quaglia lì dentro, in ogni riga, in ogni “ondulata = imprecisione”, che era la speranza di tutti noi perché voleva dire che sì, la frase fa davvero schifo tradotta così, però il Prof. è un grand’uomo e sa che non lo imparerai mai il Latino, quindi stavolta l’errore facciamo finta che non ci sia. “Nunc est bibendum” da leggere in metrica, cosa che a me piaceva e sembrava naturale, per molti era il modo più naturale per bruciarsi la sufficienza. Gli esercizi sul flusso tagliato e la forza di Lorentz! Sembrano ben fatti, come mai allora non ho ancora passato l’esame di Elettromagnetismo? Bah, passiamo oltre: il malloppone degli appunti di Italiano di quinta. Avvolto da elastici, cotti. Lo ripassai, si fa per dire, la notte prima degli esami. Poi nel tema ci fu Levi, mai visto, e all’orale mi chiese Dante, mai riletto da Maggio in poi. Ma andò bene. Salta fuori un elegante e sublime esercizio di burocrazia: la parte teorica affrontata in Educazione Fisica, messa nel Documento di Classe, il Syllabum da consegnare agli esterni alla Maturità, per far loro capire quanto possono essere stronzi senza incappare in ricorsi. Inutile dire che quelle cose nessuno le aveva mai lette, tanto meno io che ho passato l’ultimo anno di Educazione Fisica. al tavolo da ping-pong col mio amico di cui sopra. Cestinate le ultime scartoffie mi sono fermato a riflettere sul fatto che sono passati già 2 anni, mentre a me il tempo sembra fermatosi lì. Mi fa ancora emozionare pensare a quei tempi e li rivivo sempre con piacere e commozione. Tante cose sono salve dal cestino e andranno in soffitta; gli armadi faranno spazio ai libri presenti e che verranno. Nella mia testa invece deve starci tutto. Ogni tanto sollevo il coperchio e controllo che ogni cosa sia al suo posto, ma inevitabilmente qualche ricordo è scivolato fuori. Ma prima di rimanere imbambolati a osservare il passato, sigilliamo la scatola cranica, serriamo gli armadi e diamo inizio alle vacanze.

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